Lunga giornata al Consiglio superiore della magistratura che si è conclusa con il voto del plenum e con uno scontro istituzionale fortissimo fra la destra, che tira per la giacchetta il Quirinale, e il presidente della Repubblica che risponde per le rime con una nota molto dura. Con 21 voti a favore, due contrari ed un astenuto, il Csm ha approvato il parere sul decreto legge sicurezza, che contiene critiche all’emendamento sospendi processi, giudicato «irrazionale» in molte sue parti. Il plenum è stato presieduto dal vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino. La riunione era iniziata con la lettura, da parte del vice presidente Nicola Mancino, della lettera del presidente della Repubblica (e del Csm) Giorgio Napolitano. I «pareri» del Csm «sono destinati a rilevare e segnalare le ricadute che le normative proposte all’esame del Parlamento si presume possano concretamente avere sullo svolgimento della funzione giurisdizionale. Così correttamente intesa l’espressione di un parere del Csm non interferisce – altra mia preoccupazione già espressa nel passato – con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento: anche quando, come nel caso dei decreti legge, per evidenti vincoli temporali, tale parere non abbia modo di esprimersi prima che il Parlamento abbia iniziato a discutere deliberare». Poi il presidente della Repubblica continua il suo ragionamento. Non può esservi «dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre Istituzioni».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76768