A grandi linee la legge varata dalla Regione vincola la possibilità di ampliamenti, in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, all’utilizzo di tecnologie di risparmio energetico che consentano una riduzione del 40 per cento del fabbisogno di energia primaria (riscaldamento, energia elettrica, ecc.) Il limite massimo per gli ampliamenti, come già detto, sarà del 20 per cento: sono esclusi gli edifici siti nei centri storici o comunque in aree d’interesse storico e paesaggistico o ricadenti nei parchi nazionali o zone protette istituite con legge regionale.
Per quanto riguarda i fabbricati a destinazione artigianale e produttiva, qualora abbiano già sfruttato la superficie lorda consentita, oltre all’opzione del 20 per cento viene data la possibilità di soppalcare per un aumento massimo del 30 per cento della superficie esistente.
Ai Comuni inoltre è data facoltà di individuare ambiti in cui vi sono edifici ritenuti incongrui con il contesto edilizio circostante e per i quali consentire l’abbattimento e ricostruzione con un incremento del 35 per cento.
Al voto finale sulla legge in Consiglio regionale non hanno partecipato il gruppo di Rifondazione comunista e gli Ecologisti, secondo i quali «non si è imboccata la direzione giusta per far ripartire l’economia, in realtà si tratta solo di un ulteriore modo per detturpare il territorio senza alcuna programmazione, una sorta di condono anticipato».
Fonte:
http://www.ecodelchisone.it/articoli/articolo.asp?id=28637